AFORISMA DEL GIORNO

29 settembre, 2016

Vaccini, Senato annulla (dopo proteste) la proiezione ‪del film antagonista "Vaxxed"

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Il 26 marzo scorso il Robert De Niro decise di ritirare il film sul presunto legame tra autismo e vaccini in programma al Tribeca Film Festival di New York. Il controverso documentario antivaccinazioni Vaxxed: From Cover-Up to Catastrophe (Vaccini, dall’insabbiamento alla catastrofe), di Andrew Wakefield doveva essere proiettato in Italia il prossimo 4 ottobre nella sala Isma del Senato su proposta del senatore Bartolomeo Pepe, ex M5S, ora del gruppo Grandi Autonomie e Libertà, ma l’iniziativa è stata annullata dopo la valanga di proteste. Non solo politiche.

I primi erano stati i medici dell’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani: “È grave e pericolosa la divulgazione, per di più in una sede istituzionale, di un film palesemente antiscientifico che cavalca teorie supportate da dati fraudolenti per le quali l’autore è stato radiato dall’ordine dei medici”. “I vaccini – afferma il vice-presidente dell’Acoi Pierluigi Marini – hanno svolto e continuano a svolgere una funzione medica e sociale insostituibile. Proprio grazie ai vaccini sono state sconfitte malattie gravissime ed invalidanti. Le campagne contro la vaccinazione, con il loro substrato di populismi antiscientifici, possono avere effetti devastanti sulla salute pubblica. Società scientifiche ed istituzioni hanno il dovere di contrastare la diffusioni di tutte le credenze diffuse da moderni stregoni senza scrupoli che approfittano della buona fede e anche dell’ignoranza di alcune persone”. Poi sono arrivati lo “sconcerto e l’indignazione” del comitato Scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità. “L’iniziativa del Senatore è tanto più grave se si pensa al calo di oltre il 5% delle coperture vaccinali che si è verificato recentemente e che ha portato il nostro Paese sotto la soglia di sicurezza”.

“La mia è una posizione di estrema contrarietà, così come c’è l’indignazione di tutta la comunità scientifica nazionale e internazionale intorno a ciò che è propagandato da questo documentario – dice all’Ansa il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin – Quando l’antiscienza ha lo stesso diritto di tribuna della scienza non è un tema di democrazia ma di disinformazione”.

Pepe aveva annunciato anche una diretta streaming con Andrea Wakefield e il produttore Francesca Alesse e aveva spiegato l’iniziativa così: “Perché non sono mai troppi gli spunti per fare chiarezza sulla paventata pericolosità dei vaccini. Un documentario che Robert De Niro avrebbe voluto al Tribeca Film Festival e che invece è stato ostracizzato dalle lobby del farmaco. Nel dettaglio del documentario, si cerca la relazione tra le vaccinazioni e l’insorgere dell’autismo nei bambini. Al termine della proiezione, infatti, ci sarà un dibattito sul tema”.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
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07 settembre, 2016

In arrivo un sito "anti ciarlatani", promosso dalla FNOMCEO per contrastare le "false cure"

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"Attenti alle bufale": si chiamerà così il sito al quale sta lavorando la Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri) e che avrà l'obiettivo di informare i cittadini contro i ciarlatani e le "false cure" diffuse in Rete. Il nuovo portale dovrebbe partire entro un paio di mesi e coinvolgerà esperti di fama nazionale che forniranno risposte chiare agli utenti.

"Oggi la Rete rappresenta per un numero crescente di persone uno strumento fondamentale per informarsi, ma anche un luogo dove cercare cure e terapie che non sempre sono attendibili", ha affermato il presidente della Fnomceo, Roberta Chersevani. "Purtroppo, però, spesso si corre il rischio di rimanere impigliati in informazioni false, poiché sul web non vi è alcun controllo a garanzia della validità scientifica dell'enorme mole di informazioni veicolate", ha aggiunto.

L'obiettivo del progetto è dunque quello di "potenziare l'informazione ai cittadini, tenendo sempre presente che il Codice deontologico medico ha regole ben precise: il medico non può allontanarsi da posizioni validate scientificamente, pena la radiazione". Il vero problema, ha proseguito la Chersevani, "è che spesso dietro false e costose terapie si nascondono solo interessi economici, che fanno leva sulla debolezza delle persone malate".

FONTE: Tgcom.it
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Test di Medicina 2016, boom di consensi per una prova giudicata "più facile"

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Illuminismo, Piano Marshall e incredibilmente perfino l'alfabeto "farfallino" (si, il codice linguistico usato dai bambini). Questi gli argomenti protagonisti di un test di Medicina 2016 che è sembrato essere piuttosto fattibile. Chimica e, a seguire, Fisica e Matematica le materie che hanno tentato di mettere in difficoltà i candidati. Intanto lo spettro del ricorso inizia ad aleggiare anche sulla prova di ammissione a Medicina 2016. È quanto rivelano i dati di un instant poll di Skuola.net su circa 500 candidati che aspirano al camice bianco.

Circa 63mila gli iscritti al test, 10.132 i posti disponibili (9.224 a Medicina e 908 a Odontoiatria). In base a questi numeri, soltanto un candidato su sei avrà superato il test. Ma la speranza è l’ultima a morire, così in tanti la mattina del 6 settembre si sono riversati nelle aule universitarie per affrontare la prova di Medicina. E non sembra essergli andata poi tanto male: a test finito, i social sono stati invasi dalle reazioni a caldo di chi ha raccontato quanto questo sia stato semplice, anche rispetto agli anni passati. Lo confermano pure i dati di Skuola.net: circa il 34% degli intervistati ammette di aver trovato molto semplice la prova, un ulteriore 42% non ha comunque trovato grosse difficoltà.

A metterli in difficoltà ci hanno provato comunque due materie in particolare, Chimica (ritenuta la più difficile dal 34%) e Fisica e Matematica (la parte più complessa per un altro 25%). Dopo anni di incubi riguardanti i quesiti di Cultura generale, ora sembra  arrivato il riscatto. Le sue domande hanno toccato due argomenti piuttosto conosciuti come l’Illumismo e il Piano Marshall, ritenuto tra i due il quesito più difficile per il oltre la metà del campione.

Nonostante ciò, circa il 65% degli intervistati non ha lasciato molte domande in bianco: il 27% racconta di aver risposto a tutti e 60 i quesiti, mentre oltre il 38% alla maggior parte. Il test di Medicina sembra essere andato davvero male solo a un piccolo 6% di candidati che afferma di aver quasi lasciato in bianco il compito.

Il 2016 continua comunque a rivelarsi un’annata fortunata per chi sogna di diventare medico. Infatti, nonostante circa il 58% racconti di essersi trovato davanti a una commissione inflessibile, che non gli ha permesso nemmeno di scambiare una parola col suo vicino, un altro buon 34% dice invece di aver incontrato commissari severi, ma che comunque gli hanno dato qualche aiuto.

Nonostante il test di Medicina sembri essere andato piuttosto bene, tanti sono quelli che hanno tenuto gli occhi bene aperti facendo attenzione anche alla più piccola irregolarità. Da una precedente indagine di Skuola.net su un campione di circa 1000 iscritti al test di Medicina, è emerso che ben l’80% di loro si apprestava a svolgere il test già intenzionato a fare ricorso qualora fosse andato male.

FONTE: Tgcom.it
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06 settembre, 2016

Test di Medicina al via in tutta Italia, 62695 iscritti per 9224 posti

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Al via stamattina alle 11 il test di Medicina, temutissimo sbarramento all’ingresso di una delle professioni più ambite dai giovani italiani: un modo per evitare di trasformare la facoltà di Medicina in una fabbrica di disoccupati, nonché uno strumento di selezione utile a far passare i giovani più motivati secondo i suoi sostenitori, fra i quali Giuseppe Remuzzi; un’ingiustizia bella e buona e una violazione del diritto allo studio, invece, secondo le associazioni studentesche che da anni ne chiedono l’abolizione, e che per protesta questa mattina all’alba hanno affisso cartelloni e striscioni agli ingressi dell’ospedale Umberto I di Roma e del Sant’Orsola-Malpighi di Bologna. Ai nastri di partenza 62.695 aspiranti camici bianchi (duemila in più dell’anno scorso) in corsa per 9.224 posti di medicina (quasi trecento in meno dell’anno scorso) più 908 per odontoiatria. Solo uno su sei è destinato a farcela.

Sessanta le domande a risposta multipla: 2 quesiti di cultura generale, 20 di ragionamento logico, 18 di biologia, 12 di chimica, 8 di fisica e matematica. La durata del test è di 100 minuti e il termine per la consegna è fissato per le 12.40. Per la valutazione della prova sono attribuiti al massimo 90 punti e si tiene conto di questi criteri: 1,5 punti per ogni risposta esatta; -0,4 punti per ogni risposta errata e 0 punti per ogni risposta lasciata in bianco. La graduatoria verrà pubblicata dal Cineca martedì 20 settembre sul sito accessoprogrammato.miur.it. Ma quanti punti servono per superare il test? L’anno scorso i due studenti più bravi - una ragazza di Alba e un ragazzo di Napoli - hanno ottenuto un punteggio di 80,90 . Il portale Skuola.net, spulciando i risultati della prova 2015, è arrivato alla conclusione che ne bastano 30,40. Anche se per i bocciati c’è sempre la possibilità di farsi promuovere in appello dal giudice amministrativo. Secondo un sondaggio effettuato la settimana scorsa dallo stesso sito tre studenti su 4 erano già pronti a fare ricorso ancora prima di fare il test e quindi a monte di eventuali irregolarità: un sistema che negli anni passati ha consentito a migliaia di candidati che magari avevano ottenuto punteggi bassissimi di aggirare il numero chiuso e essere ammessi nell’università sotto casa, passando davanti a chi invece, pur avendo passato il test, era stato assegnato a un ateneo diverso da quello prescelto.

Mercoledì 7 settembre sarà la volta di Veterinaria: 7.987 candidati per 655 posti. Giovedì 8 sarà la volta di Architettura: 10.161 iscritti al test per 6.991 posti.

FONTE: Corriere.it
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04 settembre, 2016

Messina, al via da martedì i test di ingresso per Medicina

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Sono 1.055 i candidati che cercheranno di conquistare i posti disponibili a Medicina e Odontoiatria e 457 quelli che tenteranno l'accesso a Medicina Veterinaria. Nel primo caso è come sempre consistente la presenza di candidati provenienti dalla Calabria, per Veterinaria invece significativa la presenza di studenti che arriveranno da tutte le province siciliane. Per il corso di laurea in Medicina e Chirurgia saranno 168 i posti disponibili per i candidati comunitari e non comunitari residenti in Italia e 10 posti per i candidati extracomunitari residenti all'estero. Nel corso di laurea in Odontoiatria e Protesi dentaria i posti per gli studenti comunitari e non comunitari residenti in Italia sono 22 e 7 per i candidati extracomunitari residenti all'estero. Per Medicina Veterinaria il numero dei posti per i candidati comunitari e non comunitari residenti in Italia è di 35 mentre per gli extracomunitari residenti all'estero sono 5.  Le prove di accesso ai Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi Dentaria si terranno martedì prossimo al Polo Papardo nei locali dell'ex Facoltà di Ingegneria. Il giorno successivo nella stessa sede si svolgeranno anche le le prove di accesso ai Corsi di Laurea in Medicina Veterinaria. Per l'occasione l'Università di Messina metterà a disposizione dei candidati, e di eventuali loro accompagnatori, un servizio gratuito di bus navetta a partire dalle 7. I mezzi collegheranno il molo "Rizzo" (terminal Metromare) e il Capolinea del Tram "Annunziata", al Polo del Papardo. Gli orari sono disponibili sul sito dell'Ateneo. I candidati dovranno presentarsi agli ingressi principali del plesso alle 8 e dopo il riconoscimento personale e la consegna delle ricevute, riceveranno dal personale di vigilanza le indicazioni utili per raggiungere le aule sede delle prove che inizieranno alle 11 e termineranno alle 12.40. Per quanto riguarda la prova di ammissione ai corsi di laurea delle Professioni sanitarie, i test si svolgeranno martedì 13 settembre.

FONTE: Gazzetta del Sud
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24 agosto, 2016

Terremoto nel centro Italia, informazioni utili

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In questo momento rimbalzano per i social e i media le immagini del terremoto che questa notte ha investito Lazio e Marche. Sono immagini terribili ed è difficile immaginare cosa significhi perdere tutto in una decina di secondi. Grandissima solidarietà a tutte le persone coinvolte. Una notizia che scalda il cuore, nella tragedia, è sapere che il centro prelievi di Rieti e già intasato di donatori.

Tutte le informazioni utili le trovate sulla pagina della croce rossa: Italian Red Cross - Croce Rossa Italiana

- È possibile fare donazioni a all'iban IT40F0623003204000030631681 causale:sisma centro italia ( servizio donazioni croce rossa)

I numeri della protezione civile sono
-Protezione civile: 800840840
-sala operativa della protezione civile Lazio: 803555

-Per gli abitanti della zona si consiglia di rimuovere la password ai wi-fi per permettere connessioni esterne al fine di non saturare e/o sopperire alle assenze di segnale nella rete mobile (cellulari)

-Si raccomanda di evitare la Via Salaria, attualmente utilizzata per guidare i soccorsi

- A Rieti, alla mensa dei poveri di Santa Chiara e in due gazebo installati in piazza Giuseppe Mazzini messi a disposizione dall'associazione del Peperoncino e da Confcommercio sarà avviata una raccolta di generi alimentari ( ma presto, immagino, sarà possibile donarli anche in altre città d'Italia).


(Post in aggiornamento)
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23 agosto, 2016

Concorso Scuola, "bocciato" il 55,2% dei prof, 23 mila cattedre rimarranno vuote

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Meglio un somaro in cattedra o un somaro a spasso? Messa così la risposta è ovvia: non c’è un solo genitore disposto ad affidare il figlio a un insegnante scadente. Non uno. Ma sono così tanti i dubbi e le contestazioni sul concorsone per assumere 63.712 docenti dalle materne alle superiori che c’è da chiedersi: qual è il confine esatto tra la «somarite» di una classe docente demotivata e una selezione che qua e là pare essere stata studiata apposta per bocciare? Certo è che il setaccio sta dando esiti agghiaccianti: un posto su tre resterà vuoto: i candidati non sono all’altezza. Bocciati. Il quadro, apocalittico, emerge dall’ultima ricerca di Tuttoscuola, che da mesi al concorsone fa giustamente le pulci: sulla scelta delle commissioni, sulle paghe da fame ai commissari (50 cent per ogni prova scritta), sui quesiti prescelti (Ernesto Galli della Loggia ha scritto che quelli di storia appaiono «più che un esame un tentativo di decimazione») fino all’abisso che separa il Nord dove sono i posti vuoti e il Sud da dove tanti «prof» spinti a trasferirsi urlano alla «deportazione»...

Dice dunque il monitoraggio che gli «scritti» (conclusi il 28 aprile) fino ad oggi esaminati in quasi tre mesi dalle 825 commissioni e 202 sottocommissioni sono circa la metà del totale dunque, a causa delle regole che prevedono venti giorni di stacco tra scritti e orali, «solo il 62% o poco più dei vari concorsi banditi riuscirà a concludere le procedure concorsuali in tempo utile». Cioè per il via all’anno scolastico. Un ritardo enorme. Risultato: anche quest’anno non tutte le cattedre saranno occupate da chi le ha vinte (mancanza di vincitori) ma una grossa quota finirà agli iscritti alle graduatorie ad esaurimento (dove queste ci sono ancora) o ai soliti supplenti annuali. Magari bocciati al concorsone.

Il panorama comunque, a metà percorso, è chiaro. Tra i 71.448 candidati già esaminati agli «scritti» di 510 «procedure», solo 32.036 sono stati ammessi agli orali. Il 55,2%, infatti, non è stato ritenuto all’altezza. Più bocciati al Nord, meno al Sud, spiega la tabella che pubblichiamo. Ma è difficile trarne motivo di polemica su severità e lassismo: la regione più selettiva è la Lombardia, quella meno il Friuli-Venezia Giulia. Allora? Il nodo è questo: se andrà così anche nelle graduatorie in arrivo fuori tempo massimo (315 per un totale di 93.083 candidati, in larghissima parte per l’infanzia e la primaria) è probabile un buco di circa 23 mila posti vacanti. Uno su tre. Troppo selettive le prove o troppo impreparati i concorrenti? Le due cose insieme, probabilmente. Emerge, racconta la rivista di Giovanni Vinciguerra, «una scarsa capacità di comunicazione scritta, in termini di pertinenza, chiarezza e sequenza logica e una carenza nell’elaborare un testo in modo organico e compiuto. Si ricava anche un campionario di risposte incomplete, errori e veri e propri strafalcioni, che sorprendono in maniera più acuta per il tipo di concorso in questione, ovvero una selezione tra chi si candida a insegnare alle nuove generazioni».

Onestamente: c’è qualche mamma che, per solidarietà verso chi soffre il dramma della disoccupazione, affiderebbe suo figlio a un docente di italiano che scrive «cmq» invece di comunque, «X» invece che «per» o «ke» invece di «che»? Ha studiato Dante e Petrarca o il manuale «Abbreviazioni per sms»? E chi accetterebbe un’insegnante che anziché svolgere il tema prescritto si rivolge ai commissari e chiede l’assunzione definendosi «una madre di famiglia con tre figli» alla ricerca del «posto fisso»? Massima comprensione, sia chiaro. Ma quella aspirante professoressa quali garanzie può dare a studenti che han diritto ad avere il meglio del meglio o almeno, scusate il bisticcio, un docente decente? Che se ne fa, un ragazzo che vuole imparare l’inglese, d’un professore che ignora cosa sia l’ormai diffusissimo «peer tutoring» (l’insegnamento della lingua attraverso il dialogo fra lo studente più forte e quello più debole) e lo confonde con il «peer touring» che non c’entra un fico secco? Per non dire degli strafalcioni ortografici, degli errori madornali perfino nei quiz a risposta chiusa (esempio: qual è la capitale della Svezia? -Parigi -Stoccolma -Bogotà -Madrid) o delle risposte surreali. «Cos’è un compito autentico?», veniva chiesto a chi aspira a lavorare nella scuola primaria. Per dirla facile facile: è un compito «vicino al mondo concreto» noto al bambino. Che non parli di cose astratte ma quotidiane e reali. L’Abc, per un maestro elementare. Risposta di un concorrente: «Un compito autentico è un compito fatto dall’alunno e non dal professore». Un capolavoro.

Erano 175.245 i candidati del concorsone. E tutti, sottolinea Tuttoscuola, avevano già «l’abilitazione all’insegnamento» presa magari «attraverso i percorsi abilitanti post lauream Tfa, Siss e Pas», a questo punto da rovesciare come calzini. Bene: «In alcuni compiti è emersa anche una scarsissima conoscenza dell’italiano, tanto da indurre alcuni commissari a chiedersi se si trattasse di candidati stranieri che non padroneggiavano bene la nostra lingua, salvo poi verificare che erano italianissimi». Per carità, era successo anni fa anche a un concorso per magistrati. Dove uno dei commissari, seccato per i piagnistei sulle bocciature, si era deciso a rivelare alcuni strafalcioni: da «qual’è» con l’apostrofo a «Corte dell’Ajax», dall’«a detto» senza l’acca a «risquotere». Con la «q».

Ma qui, spiega Tuttoscuola, è peggio: «La letteratura internazionale in materia di valutazione di sistema considera la qualità professionale degli insegnanti come la variabile più influente sui risultati degli studenti». Eppure da noi «in cima alle preoccupazioni dei decisori politici e sindacali non c’è stata la qualità degli insegnanti, ma il loro consenso politico, guadagnato (...) attraverso la sostanziale conservazione dello status quo dal punto di vista giuridico ed economico: carriera solo per anzianità e uguale per tutti gli insegnanti...». Accusa sacrosanta. E l’ecatombe di candidati alle scuole d’infanzia e alle primarie negli scritti esaminati finora (22,4% di ammessi agli orali: quattro su cinque no) pare l’indizio che la professione di insegnante basata sul vecchio patto non scritto «ti pago poco ma ti chiedo un po’ meno» ha finito per essere «inevitabilmente considerata non una prima scelta da parte dei migliori studenti universitari (fatte salve le eccezioni, che per fortuna non mancano), e anzi da molti una seconda o terza scelta». Ma possiamo, oggi, sopravvivere al degrado d’una scuola sempre più «stipendificio» e sempre meno concentrata sulla crescita degli studenti? «Inutile nascondersi dietro un dito», accusa la rivista: «Finché l’insegnamento non tornerà ad essere una prima scelta mancherà il presupposto principale per tenere alto il livello qualitativo della scuola italiana». Anche al di là delle eventuali magagne nelle selezioni.

Autore: Gian Antonio Stella
FONTE: Corriere.it (servizio in abbonamento)
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26 luglio, 2016

Clonazione, le "gemelle" di Dolly stanno bene, nessuna malattia legata all'invecchiamento

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A vent’anni dalla nascita di Dolly si torna a parlare di quello che è stato una degli studi più importanti della scienza in questi utimi decenni. Era il 1996 quando la clonazione diventava realtà e – inevitabilmente - entrava nella storia. Un esame condotto sulle quattro pecore nate otto anni fa dalle cellule di Dolly ha evidenziato come anche i cloni possano vivere a lungo e in buona salute. I test svolti sugli animali hanno dato esito negativo, sollevando ogni dubbio su un possibile deterioramento prematuro delle loro cellule.

Per anni gli scienziati di tutto il mondo si sono domandati se la causa della morte di Dolly fosse o meno l’invecchiamento precoce. Uno studio coordinato da Kevin Sinclair dell’Università di Nottingham e pubblicato sulla rivista Nature Communications ha fatto luce sulla faccenda. La ricerca inglese è infatti il primo lavoro dettagliato mai condotto sullo stato di salute della “prole” nata da Dolly. Si chiamano Debbie, Denise, Dianna e Daisy, e in comune hanno molto più della lettera iniziale. Le quattro pecorelle hanno lo stesso Dna e sono nate dalla clonazione della serie di cellule appartenenti alla ghiandola mammaria che aveva dato vita a Dolly. Gli esami fatti sui quattro animali, che hanno tra i sette e i nove anni (l’equivalente di 60-70 anni nell’uomo), hanno scongiurato l’insorgenza di malattie legate all’invecchiamento.

Dolly non è stato il primo animale del mondo a essere clonato, ma è stato certamente il più famoso. In apparenza un ovino come tutti gli altri, fu il primo mammifero a essere riprodotto dal Dna di un adulto. Rane, topi, mucche e piante di ogni specie erano già state clonate in precedenza, ma tutte con la stessa tecnica: usando le cellule embrionali. Allevata dagli studiosi del Roslin Institute in Scozia, Dolly cresce e vive normalmente fino ai cinque anni. Morirà  per complicazioni dovute a un tumore.

Chiusa una volta per tutte la discussione sui possibili rischi della tecnica usata nel 1996, viene da chiedersi quale sia la vera eredità di Dolly. Il successo della clonazione di allora illuse gli scienziati che tutto era possibile. Che si sarebbero potute sconfiggere le malattie. Che si sarebbero potuti ricreare esseri umani.

Nel 2016 la clonazione umana viene vista come poco utile e difficilmente realizzabile. ll maggiore impatto in tal senso è visibile, secondo gli studiosi, nel campo delle cellule staminali.

FONTE: TgCom.it
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23 luglio, 2016

Dramma Messina, di nuovo senz'acqua e sommersa dai rifiuti, rischio emergenza sanitaria

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Torna l'emergenza siccità in riva allo Stretto. All'alba di questa mattina a Calatabiano un incendio ha distrutto le tubature flessibili di emergenza che costituivano il "bypass" dell'acquedotto che permette l'approvvigionamento idrico da Fiumefreddo, estrema periferia della provincia, all'acquedotto della città di Messina. L'AMAM ha sospeso dalle 9 di stamattina l'erogazione al fine di preservare le residue risorse idriche e la città è dunque di nuovo a secco. Secondo quanto riferito dai siti messinesi, questo è il terzo tentativo attuato da parte di ignoti criminali al fine di danneggiare la condotta, infatti già due giorni fa si era sviluppato un vasto incendio nelle aree adiacenti al bypass e la compromissione delle tubature fu scongiurata grazie all'intervento tempestivo dei Canadair. Ignote le motivazioni del gesto doloso. Erano da tempo già stati previsti degli interventi di manutenzione sulle condotte con una sospensione programmata (e a questo punto probabilmente anticipata) dell'erogazione. Lasciare la città "a secco" per giorni e in piena estate, con 30° gradi temperatura, potrebbe rappresentare un grave rischio per tutte le fasce più sensibili della popolazione, e sicuramente le numerosi autobotti mobilitate e che verranno, fra poco, prese d'assalto, potrebbero non essere sufficienti.

A distanza di quasi 9 mesi dall'ultima emergenza idrica, ben poco si è fatto per risolvere in modo definitivo il problema. Le condutture del secondo sistema idrico (n.d.R. res privata e non pubblica), che trasporta l'acqua dall'Alcantara, continuano stranamente a non funzionare o a funzionare con flussi minimi (200 litri), con promesse di inizio di lavori di riparazione rinviate di mese in mese. Il vecchio sistema in tubi rigidi è costantemente minacciato da frane ripetute, ed è di fatto un colabrodo, con interventi che erano stati programmati già in piena estate. Il sistema di bypass con tubi in plastica e "a cielo aperto" era il punto più vulnerabile, e abbiamo già detto dell'incendio che ha distrutto circa 150 metri di condotto.

Tale emergenza aggrava ulteriormente un quadro già cronicamente angariato dall'emergenza rifiuti: da settimane in tutta la città e soprattutto nelle periferie fanno capolino cumuli di spazzatura non raccolta, frutto delle problematiche politiche e organizzative sul conferimento dei rifiuti, in una sorta di cronica "guerra" che vede il governatore della Regione Crocetta e il sindaco di Messina Accorinti da tempo impegnati in un valzer di supercazzòle scappellate e isterismi vari. A questo si unisce l'assurda scelta di costruire un impianto di trattamento dei rifiuti a Pace (a pochi chilometri da centri residenziali, progetto prima bloccato per ovvie ragioni ambientali e poi stranamente sbloccato da una sentenza del TAR) e la quasi totale assenza di una politica di raccolta differenziata a domicilio nell'attuale territorio urbano messinese, uno dei tanti fallimenti dell'attuale politica messinese, in un Comune che è da 3 anni di fatto in "default" e di fatto commissariato dalla Corte dei Conti, con bilanci da tempo non presentati o non approvati.

Ovviamente la siccità e la spazzatura sono una combinazione adatta a favorire il proliferare di blatte, zanzare e topi, questi ultimi addirittura infestanti il più importante parco giochi per bambini della città (nel link il video), e questo potrebbe porre un serio rischio per la salute dei cittadini, e potrebbe spingere irresponsabili a bruciare la spazzatura in loco (altra frequente e nefasta abitudine messinese), con ulteriori gravi rischi per i fumi tossici generati dalla combustioni di materiali in plastica e per il creare incendi in una città già in emergenza idrica.
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21 luglio, 2016

Infermieri in protesta, “persi 7 mila posti di lavoro in 5 anni!”

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Pochi, massacrati dagli straordinari e pagati sempre meno. Questa la fotografia degli infermieri italiani scattata da IPASVI, la federazione nazionale dei professionisti del settore. Secondo un rapporto stilato dall’associazione, servono 47mila persone per raggiungere un “numero minimo necessario ottimale per garantire subito l’efficienza del territorio”. Anche perché, sottolinea la federazione, meno infermieri e straordinari troppo pesanti significa un maggiore tasso di mortalità negli ospedali.

Dal 2009 al 2014, infatti, il Servizio sanitario nazionale ha perso circa 7.500 addetti, con un calo del 2,21% della forza lavoro. Nel dettaglio, la contrazione maggiore in valori assoluti si registra in Campania con 2.102 infermieri in meno, seguita dal Lazio con -1.893 e dalla Calabria a -1.444. Ma in percentuale, spiega il rapporto, il primato spetta alla Calabria che perde il 16,31% dei suoi infermieri in cinque anni.

La scarsità di addetti diventa evidente anche anche in rapporto al numero di pazienti. In media, in Italia un infermiere si occupa di 12 pazienti, mentre in alcune Regioni si arriva anche a un rapporto di 1 a 18. Cifre a dir poco lontane dall’obiettivo indicato dalla federazione di un infermiere ogni 6 pazienti.

“Studi internazionali hanno dimostrato che la mortalità aumenta con il diminuire degli organici infermieristici – commenta Barbara Mangiacavalli, presidente Ipasvi – e in particolare un minor carico di pazienti per singolo infermiere permette la riduzione della mortalità dei pazienti del – 20%, se si portano da 10 a 6 i pazienti totali affidati a un singolo infermiere”.

Ma la salute dei pazienti, secondo la federazione, è messa a rischio anche dalla quantità di straordinari che devono fare gli infermieri italiani. Nel 2014, questa voce è in aumento in quasi tutte le Regioni rispetto a tre anni prima. “Le punte maggiori si hanno nel primo gruppo in Campania e nel Lazio, dove lo straordinario copre il 4,5% della retribuzione media e in Calabria (4%)”, fa notare il rapporto.

“La ridotta vigilanza può portare a errori clinici che possono compromettere il benessere del paziente – aggiunge la presidente Mangiacavalli – In uno studio relativo alle ore di lavoro degli infermieri per la sicurezza del paziente, i rischi di errori e gli errori sono aumentati quando gli infermieri hanno svolto turni straordinari oltre le 12 ore, incrementando 3 volte il rischio di cadere in errore e più del doppio il rischio di incorrere in un quasi-errore”.

E a fronte del maggiore impegno degli infermieri, le loro buste paga si assottigliano con il passare degli anni. Dal 2011 al 2014 le retribuzioni si sono ridotte di circa 70 euro all’anno a testa. A trascinare verso il basso il dato è la Liguria (-664 euro), il Friuli Venezia Giulia (-419 euro) e la Puglia (-310 euro).

“A fronte di questa situazione al limite – afferma il Movimento 5 Stelle in una nota – l’azione messa in campo dal governo e dal ministro della Salute in particolare, è stata – prosegue la nota -costante e chiara: prosecuzione dei tagli nel comparto sanità, blocco del turnover, mancato adeguamento alla normativa europea sull’orario di lavoro del personale medico sanitario. Chi cerca risposte adeguate rispetto ai problemi del comparto andando a bussare alla porta di questo esecutivo sta solo perdendo tempo”.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
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Fecondazione eterologa, il Consiglio di Stato boccia la Lombardia: illegittimo far pagare assistiti

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E' illegittimo far pagare agli assistiti le spese per la fecondazione eterologa. Lo ha deciso il Consiglio di Stato, respingendo l'appello della Regione Lombardia e confermando la decisione del Tar. "La determinazione regionale di distinguere la fecondazione omologa da quella eterologa, finanziando la prima e ponendo a carico degli assistiti la seconda, non risulta giustificata".

Secondo i magistrati con la scelta fatta dalla Lombardia si "realizza una disparità di trattamento lesivo del diritto alla salute delle coppie affette da sterilità o da infertilità assolute", si legge nella sentenza.

La Regione Lombardia aveva infatti deciso di applicare un ticket da 1.500 a 4mila euro per le coppie che avevano intenzione di affidarsi alla fecondazione eterologo, cioè quella che utilizza il seme o gli ovociti presi da persone esterne alla coppia stessa. Tale decisione aveva subito visto l'opposizione dell'associazione Sos Infertilità onlus. Il ricorso di quest'ultima era stato accettato dal Tar che aveva accolto la tesi della disparità. La Lombardia aveva lasciato gratuita la fecondazione omologa.

FONTE: Tgcom.it
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17 giugno, 2016

Sanità, maggiore trasparenza sui compensi date dalle industrie farmaceutiche ai medici...

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Rivoluzione in ambito medico in tema di trasparenza. Dal 30 giugno, quasi in contemporanea su tutti i siti delle industrie farmaceutiche, sarà possibile consultare l’elenco dei professionisti che hanno percepito una remunerazione, indicando fra l'altro quante volte è avvenuto e in quali occasioni nel corso dell'ultimo anno (2015). L’obiettivo dichiarato è scardinare i pregiudizi dell’opinione pubblica, convinta che medici e industrie farmaceutiche siano in combutta col fine di spingere questo o quell’altro farmaco. Così si spiega l’operazione trasparenza lanciata a livello europeo e raccolta dall’associazione delle aziende italiane con l’appoggio della federazione degli ordini dei medici (Onmceo).

Esempio: il 30 aprile il dottor Rossi ha fatturato 750 euro all’azienda ics per la partecipazione a una tavola rotonda di esperti svoltassi a Roma. A pochi giorni dalla scadenza dei termini, 7 medici su 10 hanno accettato con consenso scritto di comparire nella lista. Gli altri o non si sono ancora espressi oppure hanno rifiutato e sono stati inseriti in un contenitore di dati aggregati dove vengono indicati semplicemente gli importi complessivi del budget investito, senza nomi e cognomi. La rivoluzione, come la chiama il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi, è stata voluta dai Paesi dell’associazione europea Efpia per cercare di sgombrare il campo, almeno in parte, dai sospetti che riguardano il conflitto di interessi tra gli imprenditori dei farmaci e coloro che li prescrivono. «Non ci aspettiamo di cambiare la mentalità in una sola volta, ci vorranno anni, questo è il primo passo importante», spera il leader dei produttori italiani. L’apertura degli elenchi del disclosure code, nome inglese dell’operazione, è molto attesa. In certi casi le percentuali hanno raggiunto l’80 per cento.

L’ impegno a dichiarare le forme di collaborazione con la classe medica era previsto da codici di autoregolamentazione aziendale e deontologici, ma con questa iniziativa viene rafforzato proprio per imprimere un cambio di rotta verso la trasparenza a beneficio dei pazienti e della fiducia nei confronti del sistema. «È impossibile sviluppare nuove molecole senza il supporto dei clinici esperti, non ho esitato a dischiudermi, collaboro con otto industrie. La professionalità va retribuita. Quanto? In un tavolo di consulenza gli opinion leader vengono pagati circa 250 all’ora», non ha difficoltà a raccontare Mario Boccadoro, uno dei massimi oncoematologi mondiali. Franco Perticone, presidente società italiana di medicina interna distingue: «Siamo d’ accordo però chi riceve un semplice rimborso spese per l’invito a un congresso, previa autorizzazione dell’ospedale di appartenenza, non può essere messo sullo stesso piano di chi riceve un compenso come relatore o consulente». Le aziende si augurano che il senso della disclosure venga compreso e non strumentalizzato colpevolizzando i produttori e il loro rapporto con il mondo scientifico: «È finito il tempo della caccia alle streghe. Basta con il pregiudizio che i medici, se retribuiti per il loro lavoro, siano più propensi a prescrivere. Senza di noi non ci sarebbero progressi nella ricerca e formazione». E il ministro della salute Beatrice Lorenzin: «Questo meccanismo servirà a rimuovere le zone d’ombra e conflitti di interesse poco chiari. Inizia una fase di comunicazione a viso scoperto».

FONTE: Corriere della Sera
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16 giugno, 2016

Specializzazione Medicina 2016, 6718 contratti disponibili e meno tempo ai candidati...

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È stato pubblicato ormai circa un mese fa il nuovo bando per l’accesso alle Scuole di Specializzazione in Medicina 2016. Qualche novità rispetto agli anni passati: il calendario delle prove fissa le date con qualche giorno di anticipo rispetto al passato, prove per cui gli aspiranti specializzandi avranno meno tempo a disposizione, mentre invece cresce il numero dei contratti messi al bando. Date anticipate anche per quel che riguarda la pubblicazione delle sedi sul portale Universitaly, disponibili già a partire dal prossimo 29 giugno. Rimangono, invece, sostanzialmente invariate le modalità d’esame, con candidati che dovranno affrontare le prove interamente tramite un computer sprovvisto di tastiera.

La buona notizia è che rispetto allo scorso anno, il numero complessivo di borse messe a disposizione è aumentato: sono 335 contratti in più per la precisione (6718 complessivi) che, seppure ancora insufficienti a garantire continuità formativa, ravvivano le speranze di molti. Anche quest’anno le prove si svolgeranno in due blocchi: una parte generale, comune a tutte le Scuole di Specializzazione e una seconda parte per ciascuna area (Medica, Chirurgica, Servizi Clinici). Le date in calendario prevedono che la prima prova si svolgerà per tutti il 19 luglio, mentre per le aree Medica, Chirurgica e Servizi Clinici le seconde prove si svolgeranno rispettivamente il 20, 21 e 22 luglio alle ore 12.

Anche quest’anno lo svolgimento delle prove per l’accesso alle scuole di Specializzazione in Medicina prevede la somministrazione di 110 quesiti a risposta multipla: 70 andranno a coprire la parte generale comune a tutti i candidati, 30 saranno specifici per ciascuna Area e i restanti 10 saranno invece determinati dalla tipologia di Scuola per cui si concorre. Rimane invariato il calcolo del punteggio che attribuisce 1 punto per risposta esatta, 0 per risposta non data e -0,30 per le risposte sbagliate. Tuttavia per i quesiti specifici di ogni Scuola la risposta esatta verrà valutata 2 punti e quelle sbagliate -0,60. Come anticipato ci sarà meno tempo per rispondere alle domande: in particolare il nuovo bando per le Scuole di Specializzazione 2016 prevede 95 minuti per la prima prova, 48 minuti per i quesiti specifici per Area e ulteriori 19 minuti per rispondere alle 10 domande specifiche per scuola. Le graduatorie infine saranno pubblicate il prossimo 11 agosto e l’ultimo scorrimento avverrà in data 26 ottobre.

FONTE: Blasting News
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07 giugno, 2016

Il dramma oncologico di Taranto, la Asl: “Futuro picco di tumori di entità impossibile da calcolare”

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“Indipendentemente dall’eventuale riduzione dell’esposizione all’inquinamento ambientale risulterà evidente ancora per molti anni l’eccesso delle patologie oncologiche nell’area a rischio”. È quanto riportato nell’aggiornamento dei dati del Registro Tumori di Taranto, pubblicati poche ore fa dall’Asl ionica, che conferma sostanzialmente che il danno causato dal disastro ambientale e sanitario nel tarantino è già fatto. I tarantini, cioè, stanno pagando e pagheranno ancora per i veleni che per oltre 50 anni l’industria siderurgica, prima di Stato e poi privata, ha riversato nella loro vita. Come spiega la dottoressa Antonia Mincuzzi, coordinatrice del Registro Tumori Asl di Taranto, “calcolare quando sia avrà il picco del numero dei malati è impossibile. Si tratta di patologie con una latenza varia, i cui fattori scatenanti sono diversi per ciascuna”. I dati aggiornati fanno riferimento agli anni 2009-2011 e parlano chiaro. Nel territorio della provincia di Taranto per alcune patologie ci si ammala molto più che nel resto d’Italia e del mezzogiorno. Come si legge nel report “si evidenziano tassi standardizzati più elevati in provincia di Taranto rispetto al pool nazionale e al pool sud per mesotelioma, carcinoma epatico, vescicale e polmonare nel sesso maschile a conferma della probabile responsabilità di esposizioni professionali”.

“Il numero di casi di mesotelioma riscontrati è tra i più alti d’Italia”, spiega a ilfattoquotidiano.it la dottoressa Mincuzzi: 99 gli uomini, 22 le donne che hanno contratto questa malattia, nella provincia di Taranto, nel periodo preso in esame. Un tasso quindi di quasi 6 uomini ogni 100mila e di 1,2 donne ogni 100mila: un dato considerato particolarmente elevato rispetto al tasso europeo di 4,3 nel sesso maschile e di 0,8 in quello femminile. I dati, però, appaiono ancora più preoccupanti se si prendono in considerazione gli operai dell’Ilva: secondo quanto affermato dalla dirigente dell’Arpa Puglia Lucia Bisceglia nel corso del processo che ha condannato in primo grado 27 ex dirigenti della fabbrica per la morte di 28 ex operai, i lavoratori del siderurgico “rischiano di morire per mesotelioma pleurico più del doppio rispetto alla media pugliese”.

I casi di tumore riscontrati nella provincia di Taranto negli anni 2009-2011 sono oltre 18mila. Per quanto riguarda la popolazione maschile, più colpita rispetto alle donne, il tumore più frequente è quello del polmone e dei bronchi (16,8 %), della prostata (16,2 %), della vescica (13,2 %), del colon e del retto (11,4 %). Come si legge nel report “si evidenziano tassi standardizzati più elevati in provincia di Taranto rispetto al pool nazionale e al pool sud per mesotelioma, carcinoma epatico, vescicale e polmonare nel sesso maschile a conferma della probabile responsabilità di esposizioni professionali”. Insomma gli uomini si ammalano al lavoro. Mentre il tumore della mammella è la tipologia più frequente tra tutti i casi di tumore individuati nella popolazione femminile: il 29,6 per cento dei tumori nelle donne, quindi, colpisce la mammella.

Ad aggravare questa situazione, anche un sistema sanitario carente. “L’assistenza – racconta la dottoressa Mincuzzi – va decisamente migliorata. Manca un reparto di chirurgia toracica. Da poco tempo abbiamo un primario che effettua interventi di chirurgia toracica, prima bisognava recarsi altrove anche per l’asportazione di un piccolo nodulo. E’ un passo in avanti, ma non basta. Così come vanno potenziati gli screening per la diagnosi del tumore alla mammella”. Il report, che sarà aggiornato nei prossimi mesi con i dati sulla sopravvivenza, conferma il quadro precedentemente disegnato dal Registro Tumori 2006-2008. Anche il periodo 2009-2011 è pieno di “record negativi”. I dati provinciali, si legge nel documento, presentano tassi più elevati rispetto al tasso del Meridione anche nei casi di “carcinoma di fegato, rene, linfoma non Hodgkin, prostata e stomaco nei maschi, mammella nelle donne, colon, melanoma, tiroide, encefalo in entrambi i sessi”. Le aree più colpite della provincia ionica restano ancora i comuni di Taranto e Statte, cioè quelli più vicini allo stabilimento siderurgico: è qui, afferma il report, che risulta necessario “porre particolare attenzione in termini di assistenza e sorveglianza ai residenti nell’area a rischio ambientale”. Un’attenzione che da tempo viene sbandierata, ma che a distanza di quattro dall’esplosione della vicenda Ilva e del disastro ambientale e sanitario del capoluogo ionico stenta ancora a dare i suoi frutti.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
Autrice: Maria Teresa Totaro
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21 maggio, 2016

Pubblicato il bando del Concorso Nazionale delle Scuole di Specializzazione anno 2016, prima prova il 19 luglio

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E' stato pubblicato dopo lunga attesa il Bando del Concorso Nazionale SSM 2016 di ammissione dei medici alle Scuole di specializzazione dell'area sanitaria per l'anno accademico 2015/2016.

Le prove si svolgeranno con il seguente calendario:
- 19 luglio 2016 - Prima parte comune
- 20 luglio 2016 - Scuole di Area Medica
- 21 luglio 2016 - Scuole di Area Chirurgica
- 22 luglio 2016 - Scuole dei Servizi Clinici


Il Decreto Ministeriale è del 20 maggio 2016 n. 313, di seguito riportato: http://attiministeriali.miur.it/anno-2016/maggio/dm-20052016.aspx


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28 aprile, 2016

Vicenza, l'assurda sfida "di aghi e cannule" fra medici e infermieri

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Una assurda sfida fra medici e infermieri sulla pelle dei pazienti. La vicenda è venuta a galla, come riporta "Il giornale di Vicenza", a conclusione di un procedimento disciplinare interno che ha visto sul banco degli imputati due medici e sei infermieri. Alla fine, un medico è stato sanzionato con la censura scritta, un infermiere con il rimprovero scritto. Erano gli unici in servizio, nel momento della competizione.

“Come va la sfida grigi contro arancioni?” chiede l’infermiere. “2 arancio 1 grigio. Il dottor… è a un prelievo senza cannula” gli risponde un collega. “Ma come, un prelievo senza cannula!! Deludente, deludente” è il commento dei contendenti. Poi il medico, con uno scatto di reni, trionfante: “Infilato un arancio, or ora. Malfidati”. “Sì, ma il punteggio complessivo com’è? Se non ho capito male… 2 arancio e un grigio contro 1 arancio. Ci vuole un rimontone”. Puntuale, la rimonta arriva: “Lombosciatalgia, 3 vie in succlavia e vittoria a mani basse” annuncia un altro infermiere. “Ancora venti minuti al fischio dell’arbitro!”. Al momento fatidico il dottore chiede: “Vediamo il tabellone”. Dialoghi surreali di malasanità, sulla pelle dei pazienti. Perché quella che è andata in scena al pronto soccorso del San Bortolo di Vicenza è stata una vera competizione combattuta da medici e infermieri, a colpi di cannule e aghi infilati nei corpi dei malati. Con tanto di cronaca in diretta via smartphone, per convalidare i punti e tenere il conto di chi ne faceva di più.

La vicenda è venuta a galla, come riporta Il giornale di Vicenza, a conclusione di un procedimento disciplinare interno che ha visto sul banco degli imputati due medici e sei infermieri. Alla fine, un medico è stato sanzionato con la censura scritta, un infermiere con il rimprovero scritto. Erano gli unici in servizio, nel momento della gara, mentre gli altri (un medico donna e cinque infermieri, tre donne e due uomini) non erano in servizio e non sono stati puniti solo per questo. Ieri mattina dall’Ulss 6 berica è venuta la conferma. “Purtroppo ciò che è stato scritto è vero…”.

La sanzione non riguarda la competizione, per la quale non è stata raggiunta una prova certa. Ma questo era il sospetto iniziale, suffragato da uno dei protagonisti, impaurito per come la vicenda stava degenerando, dopo una cena in cui “Gli amici di Maria” – così era stato battezzato il gruppo – avrebbe deciso di sfidarsi a chi era più bravo nell’infilare aghi e cannule nelle vene dei pazienti. Di colore arancione la cannula più larga (e dolorosa), di colore grigio la più sottile. Il sistema di punteggio avrebbe previsto una supervalutazione per il catetere venoso centrale.

Dopo la denuncia, il primario Vincenzo Riboni, indignato, non solo ha fatto una lavata di capo al gruppetto, ma ha coinvolto il direttore generale Giovanni Pavesi. L’avvocato Laura Tedeschi, capo dell’ufficio legale dell’Ulss, ha formulato le accuse e svolto l’istruttoria. Medici e infermieri (assistiti anche da avvocati e sindacalisti) hanno negato ogni addebito. La sentenza assolve tutti, ma con il dubbio, dall’ipotesi di una gara sulla pelle dei pazienti, anche perché nei verbali del pronto soccorso non si trovano prove sufficienti e i malati non si sono lamentati. Ma restano quelle frasi sconcertanti degli “amici di Maria”. Tanto basta per contestare lo “sviamento dall’attività istituzionale” e l’uso improprio del cellulare di servizio, con “lo scambio di messaggi di dubbio gusto e lesivo della dignità dei pazienti”. Si salvano i sei che non erano in servizio, finiscono nella rete gli altri due.

Commento del primario Riboni: “È la prima volta in oltre vent’anni che accade un episodio così grave”. Il direttore generale Pavesi: “Non è il pronto soccorso il luogo per concedersi battutine mentre c’è chi soffre, è in ansia, rischia la vita”.


FONTE: Il Fatto Quotidiano
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06 aprile, 2016

Consiglio di Stato condanna Ateneo per rincaro tasse, grazie al fallimentare governo Monti registrati aumenti rette fino al 200%

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Il Consiglio di Stato, ultimo grado di giudizio amministrativo, ha sancito giovedì il rimborso agli studenti di 1 milione e 700mila euro più interessi di tasse universitarie, condannando l’Università di Pavia per tassazione fuori legge. La riforma del sistema di contribuzione studentesca approvata nel 2010 dall’Università di Pavia portava allo sforamento del tetto previsto dalla legge, relativo al peso della contribuzione studentesca rispetto ai finanziamenti ministeriali. L’Unione degli Universitari, a Pavia, grazie agli avvocati Ticozzi, Giambelluca e Ferrari, ha portato a casa quello che gli stessi iscritti all’associazione universitaria definiscono una «vittoria storica per gli studenti italiani tutti». Il ricorso ha inizialmente visto la vittoria immediata degli studenti al TAR, vittoria poi confermata ieri in Consiglio di Stato a cui si era appellato l’ateneo Pavese.

Dichiara Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari: «La ricerca UDU di quei tempi denunciava che gli atenei pubblici fuorilegge, come quello di Pavia, erano ben 35 su 62. Dopo l’avvio di questo ricorso, il Governo Monti cambiò la normativa, nei fatti liberalizzando la contribuzione studentesca di questo Paese, portando l’Italia ad essere il terzo paese europeo per maggiore tassazione universitaria (peggio di noi fanno solo inghilterra e Olanda, ndr). Basti pensare che la tassazione media per studente, tra il 2012 ed il 2013 è schizzata da 980,81 euro a 1.017,21 euro, fino a raggiungere i 1.052,86 del 2014. L’ingente crollo degli iscritti e’ senza dubbio una diretta conseguenza dell’aumento vertiginoso delle tasse universitarie. Anche il Consiglio di Stato ha riconosciuto la natura vincolante della normativa sulla tassazione studentesca: il gettito totale delle tasse recepito da ogni ateneo non può essere superiore al 20% di quanto ricevuto dallo Stato come Fondo di Finanziamento Ordinario. La sentenza inoltre stabilisce che la modifica della formula di calcolo di questo indicatore, introdotta dal Governo Monti nel 2012, che prevede l’esclusione delle tasse pagate dagli studenti fuoricorso dal computo del gettito complessivo, non ha valore retroattivo».

Prosegue Dionisio: «Questa sentenza è una bocciatura politica evidente per il Governo Monti, che, scardinando il vincolo del 20%, ha deformato la proporzione tra contribuzione studentesca e finanziamenti pubblici. Utilizzando il precedente criterio di calcolo, nel 2014 la contribuzione studentesca ha rappresentato ben il 23,41% del FFO. A seguito di questa bocciatura politica per l’attuale legge in vigore, ribadiamo la nostra richiesta all’attuale Governo di rivedere radicalmente la normativa, andando nella direzione di una contribuzione più equa, che passa necessariamente attraverso un abbassamento sostanziale e generale delle tasse pagate dagli studenti. La nostra non è stata, né a Pavia né altrove, una lotta contro un’Università. Con il ricorso messo in campo nel 2010 il nostro obiettivo era anche denunciare l’atteggiamento della CRUI, rimasta quasi silente di fronte la riduzione drastica dell’investimento in Università e ricerca di quegl’anni». Conclude il coordinatore nazionale dell’UDU: «L’università italiana sta morendo, e ancora una volta, con questa sentenza, si dimostra la responsabilità diffusa di questo processo, in capo anche agli atenei, che ha portato gli studenti ad essere i principali soggetti penalizzati. Ieri è stato un giorno fondamentale per le nostre battaglie: abbiamo ottenuto l’innalzamento delle soglie ISEE ed ISPE per accedere alle borse di studio e abbiamo vinto questo storico ricorso, ma non ci fermeremo di certo. Ora la politica deve avere il coraggio di riaprire la discussione per riformare il sistema di contribuzione, esistono delle proposte di legge depositate in Parlamento che rappresenterebbero una buona base di partenza. Si tratta di un passaggio necessario per costruire un’università pubblica finalmente equa ed accessibile».

FONTE: Corriere.it
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Medicina, proposta per accorpare laurea e abilitazione al fine di accorciare i tempi di ingresso nel lavoro

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Laurea e abilitazione nello stesso giorno: durante l’incontro sulla delega del lavoro in Sanità derivate dall’articolo 22 del patto della Salute, i rappresentanti del Miur hanno condiviso la proposta della Cgil, Cisl e Uil medici secondo la quale il laureando in Medicina potrà ottenere nello stesso giorno l’abilitazione alla professione e contemporaneamente la laurea. L’incontro si è tenuto al Ministero della Salute, presente il ministro Beatrice Lorenzin. «Si tratta di una notizia positiva per i futuri giovani medici - ha spiegato il segretario della Cgil Medici Massimo Cozza - che in questo modo non saranno più costretti ad aspettare anche diversi mesi per poter conseguire l’abilitazione e per poter partecipare ai test per le scuole di specializzazione e alle scuole di medicina generale che richiedono il titolo». Soddisfatta l’associazione Coordinamento mondo medico, che raccoglie le associazioni di aspiranti medici e specializzandi: «Finalmente una buona notizia che ci avvicina ai giovani europei- commenta la portavoce Maja Fedeli - È inammissibile che i medici entrino in Italia nel mondo del lavoro a 32-24 anni: ora si vada avanti sulla strada di concorsi più snelli e meno impigliati nelle burocrazia. Basta con i concorsi irregolari che rischiano sistematicamente di essere annullati».

Anche se si tratta solo di una proposta, il fatto che sia condivisa infatti spiana la strada a far entrare la norma parte della legge delega, e quindi diventare automaticamente realtà per le migliaia di giovani medici che ogni anno si laureano e devono sottoporsi ad un ulteriore esame, prima di iniziare la specializzazione. Con tempi che appunto si allungano in maniera indefinita: subito dopo la seduta di laura gli aspiranti medici, secondo il sistema attuale, devono sottoporsi a tre mesi di tirocinio, di cui un mese in una clinica medica, un mese in una chirurgica e un mese dal medico di medicina generale. Al termine di questo periodo di «stage», c’è un esame finale con quiz multipli, che si svolge solo due volte l’anno: se lo si supera, ci si abilita, e solo dopo ci si può iscrivere all’ordine professionale, con contestuale iscrizione all’Enpam. Una pratica, l’abilitazione, che consente ai giovani medici di svolgere servizio sull’ambulanza del 118, di effettuare guardie mediche, guardie turistiche, sostituzione del medico di base, oltre che di iscriversi alle scuole di specializzazione. Ma poiché gli esami per entrare nelle specializzazioni si tengono una sola volta l’anno (e non sempre nello stesso periodo: quest’anno dovrebbe essere a luglio), il rischio è che passi anche un anno e mezzo prima di riuscire a cominciare la seconda parte dell’abilitazione professionale, indispensabile per esercitare la professione in diversi ambiti. Con questa novità, invece, i tempi si accorciano.

FONTE: Corriere.it

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28 febbraio, 2016

Ricetta elettronica, fra vantaggi e nuova burocrazia...

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Una nota della Fimmg, il sindacato dei medici di medicina generale, analizza pro e contro delle prescrizioni dematerializzate che dal 1 marzo saranno valide in tutte le farmacie italiane pubbliche e convenzionate.

Dietro i vantaggi della ricetta elettronica per la prescrizione dei farmaci valida su tutto il territorio nazionale, si cela un “rovescio della medaglia”: “Qualcuno ha confuso gli studi medici con quelli dei Caf, vista la mole di dati anagrafici, codici di esenzione dai ticket, adesso anche quelli di erogabilità e appropriatezza e quant’altro dovremo verificare”. A dirlo è il segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), Giacomo Milillo, in una nota del sindacato che fa il punto sull’applicazione della normativa sulla circolarità nazionale della ricetta dematerializzata prevista a partire dal primo marzo 2016. “E in più – prosegue Milillo- il medico non potrà più contare sul supporto dell’assistente di studio nella velocizzazione delle procedure di ricettazione, e ci saranno complicazioni anche nelle procedure di coinvolgimento del sostituto medico che per il momento salvo eccezioni (Campania) dovrà continuare ad utilizzare la ricetta rossa. In conseguenza di ciò il rischio è che tutti gli oneri ricadranno sul titolare, con un aggravio di lavoro che significa tempo tolto alle visite e attese più lunghe per gli assistiti”.

La legge che manda in soffitta i blocchetti rossi – spiega la Fimmg – è in realtà del dicembre 2015 e recepisce un decreto di più di tre anni fa. Dopo un po’ di blocchi informatici ora ci siamo: per prescrivere un farmaco, un accertamento o una visita, il medico si collegherà a un sistema informatico, lo stesso visibile al farmacista che ci consegnerà pillole o sciroppi. Ma ricetta elettronica non è ancora sinonimo di abolizione della carta. Per ora, infatti, riceveremo dal medicun piccolo promemoria da consegnare al bancone della farmacia, che permetterà di recuperare la nostra prescrizione anche in caso di malfunzionamenti del sistema o assenza di linea internet. Ma quando il sistema andrà a regime anche questo foglietto sparirà, rendendo la procedura interamente paperless”. Tra i vantaggi della ricetta elettronica, la Fimmg segnala il risparmio sulla stampa e distribuzione delle vecchie ricette rosa e il controllo sulla falsificazione delle ricette stesse o sugli abusi conseguenti il furto dei ricettari.

Ma come funziona, nel concreto, il nuovo sistema? “I medici, per effettuare una prescrizioni – spiega la nota Fimmg – si connettono dal proprio pc a un apposito portale: compilando la ricetta sullo schermo, identica a quella cartacea, un NRE (numero ricetta elettronica) sarà associato al nostro codice fiscale, aggiungendo in automatico anche eventuali esenzioni. Il sistema stampa quindi il promemoria, con il quale possiamo andare in farmacia: con i dati presenti, attraverso i codici a barre stampati sul piccolo foglio A5, il farmacista recupera la prescrizione direttamente on-line e ci consegna la medicina di cui abbiamo bisogno. Ci vorrà ancora tempo perché sparisca anche la vecchia “fustella” da attaccare nei riquadri rossi, poiché anche se i codici della confezione sono inseriti direttamente sul computer ancora non è stato possibile determinare un meccanismo che annulli il valore della fustella rispetto alla necessità di identificare e distinguere i farmaci erogati a carico del SSN da quelli che anche se erogabili vengono invece pagati direttamente dal cittadino. Il procedimento nei prossimi mesi si diffonderà anche per la prescrizioni di esami e visite specialistiche, visto che la ricetta elettronica sarà accettata anche da cliniche, ambulatori e ospedali”.

In questa prima fase di avvio, fino a fine 2017, sono, però, ancora esclusi dal nuovo metodo alcune prescrizioni – precisa il sindacato – come quelle per stupefacenti, ossigeno, prescrizioni per erogazione diretta in continuità assistenziale, per farmaci con piano terapeutico Aifa. La ricetta elettronica, in compenso, vale in tutte le farmacie del territorio nazionale, sia pubbliche che convenzionate. Questo significa che i farmaci potranno essere ritirati anche fuori dalla regione di residenza. Una piccola rivoluzione, soprattutto per chi viaggia spesso o lavora lontano da casa, poiché fino ad oggi una ricetta di un medico Sardo, ad esempio, non valeva oltre il Tirreno, e chi si trovava fuori casa era obbligato a pagare il medicinale per intero. Solo alcune regioni avevano previsto un sistema di rimborsi, per cui però erano necessari permessi speciali e lunghi tempi di attesa.

Ora, grazie al sistema tessera sanitaria le farmacie potranno applicare il ticket della regione di residenza dell’assistito: starà poi alle stesse regioni scambiarsi le informazioni sui medicinali prescritti e, quindi, procedere ai relativi rimborsi compensativi. A partire dal primo marzo dovrebbe essere disponibile per tutte le farmacie il sistema di calcolo di ticket ed esenzioni della regione di provenienza di ogni cittadino. Nel frattempo è già possibile usare le ricette in tutto il paese, vedendo applicati, in via transitoria, i criteri della regione in cui ci si trova.


FONTE: Aboutpharma
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Prescrizioni, in arrivo da martedì la ricetta medica elettronica (con promemoria) ...

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Tutto è pronto: dal prossimo martedì esce definitivamente di scena la ricetta medica cartacea, quella con i tradizionali colori rosso e panna, per essere sostituita da tablet e computer.

La nuova normativa sulla circolarità nazionale della ricetta dematerializzata, approvata lo scorso novembre e pubblicata in Gazzetta Ufficiale a dicembre, diventa efficace a partire dal 1° marzo 2016: le farmacie dovrebbero essere, per quella data, già nelle condizione di calcolare ticket ed eventuali esenzioni nella Regione di provenienza del malato. Lo ricorda una nota della Fimmg, la Federazione dei medici di famiglia.

Il medico di famiglia, nel momento in cui dovrà prescrivere un farmaco al malato, si collegherà dal proprio computer a un portale dedicato e lì indicherà gli estremi del paziente e del medicinale prescritto. In particolare, nel sistema informatico verrà compilata una ricetta “telematica”, identica a quella cartacea tradizionale, un NRE (numero ricetta elettronica) cui sarà associato il codice fiscale del paziente. Verranno poi aggiunte, in automatico, anche eventuali esenzioni.

Il medico dovrà stampare un piccolo promemoria (della dimensione di un foglio A5) e consegnarlo al paziente. Quest’ultimo, munito di tale documento, si recherà in farmacia e lo consegnerà al farmacista il quale, a sua volta, attraverso i codici a barre stampati sul promemoria, recupererà la prescrizione collegandosi al sistema informatico online. Verrà così consegnata la medicina al malato.

Quando il sistema andrà completamente a regime, sparirà anche il promemoria e tutto avverrà telematicamente, attraverso al trasmissione di dati al sistema informatico centralizzato. Tale procedimento verrà esteso gradualmente anche per la prescrizioni di esami e visite specialistiche, visto che la ricetta elettronica sarà accettata anche da cliniche, ambulatori e ospedali.

Ci vorrà ancora tempo perché sparisca anche la vecchia «fustella» da attaccare nei riquadri rossi, poiché anche se i codici della confezione sono inseriti direttamente sul computer ancora non è stato possibile determinare un meccanismo che annulli il valore della fustella rispetto alla necessità di identificare e distinguere i farmaci erogati a carico del Ssn da quelli che anche se erogabili vengono invece pagati direttamente dal cittadino.




FONTE: Laleggepertutti.it
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Miur, condanna apre buco di 4 miliardi per risarcire specializzandi 1994-2006

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Ennesima condanna per lo Stato nelle vertenze avviate dai medici per la mancata retribuzione negli anni di scuola post-laurea. Anche la Corte d'appello di Roma (sentenza n. 1628) ha accolto i ricorsi presentati dai medici che hanno ottenuto la specializzazione nel periodo 1994-2006, riconoscendo il diritto al risarcimento per l'intero periodo di scuola post-laurea che non fu loro adeguatamente retribuito in aperta violazione della direttiva europea 93/16.

La corte ha stabilito che il danno da risarcire va quantificato nella differenza tra il trattamento economico percepito all'epoca (incrementato dagli scatti triennali) e quello riconosciuto finalmente riconosciuto dallo stato a partire dal 2007: il Miur (ministero dell'istruzione, dell'Università e della ricerca) dovrà dunque  versare a ogni singolo ricorrente la somma di 14mila euro più interessi, per ogni anno di specializzazione. Nella sentenza i giudici hanno inoltre disposto che il termine di prescrizione decorre a partire dall'emanazione dei decreti attuativi del 2007 e non dal D. Lgs. n. 368/1999. Ciò significa che il diritto a ottenere il risarcimento non sarà prescritto sino al 2017.

Il ricorso collettivo presso la corte d'appello è stato promosso da un pool nazionale di legali, guidato dagli avvocati Francesco Caronia e Giuseppe Pinelli, nel contesto di una vertenza che riguarda migliaia di medici che si sono specializzati tra specializzati dall'83 al 2006. Nel complesso della vertenza, lo stato rischia di dover sborsare alla fine una somma che supera i 4 miliardi di euro. Per questo sono stati presentati in parlamento tre disegni di legge che hanno l'obiettivo di arrivare a una transazione generale tra i medici interessati e lo stato per riconoscere i diritti acquisiti, ma abbreviando i tempi, evitando trafile giudiziarie e soprattutto limitando il danno alle casse pubbliche.

La vicenda degli ex specializzandi risale agli anni '80, quando furono promulgate le direttive europee 75/362/CEE, 75/363/CEE e 82/76/CEE che imponevano agli Stati membri di corrispondere il giusto compenso ai camici bianchi per gli anni di specializzazione in medicina.  L'obbligo è entrato in vigore a partire dal 1983, ma i medici immatricolatisi a una scuola di specialità tra gli anni 1982-1991 e 1994-2006 non si sono visti riconoscere fino al 2007 il corretto trattamento economico.


FONTE: Repubblica.it
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15 febbraio, 2016

Medicina, da luglio 2016 cambiano i criteri di punteggio per il voto di laurea

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Cambiano i criteri per il calcolo del punteggio finale del voto di laurea per tutti i corsi di Medicina e Chirurgia. E' stata infatti approvata, quasi sotto silenzio, la mozione presentata il 30 Novembre dal Presidente della Conferenza permanente dei Presidenti di Consiglio di corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia, Andrea Lenzi, e la cui copia in formato PDF è reperibile sul sito link linkcoordinamentouniversitario.it . Nel documento si legge come "considerata l’esigenza di uniformare il meccanismo di calcolo del voto di laurea in tutte le sedi anche in conseguenza della valenza che tale votazione ha assunto nel calcolo del punteggio per l’ammissione alla Scuole di specializzazione, valutato che la proposta approvata all’unanimità dalla CPPCLMMC nel maggio 2008 non è stata adottata uniformemente e che di conseguenza i criteri di valutazione ed i meccanismi di calcolo, nelle varie sedi dei CdS,  non sono sovrapponibili, considerato che in data 30 novembre 2015 la CPPCLMMC ha ridiscusso tali criteri e meccanismi, delibera, all’unanimità,  che entro la sessione di luglio 2016 tutti i CdS adottino il sistema già sperimentato ed approvato dalla CPCLMMC".

Si tratta quindi di un provvedimento correlato alla classifica nazionale unica per il concorso delle scuole di specializzazione post laurea e che pertanto avrà effetti anche nei riguardi degli studenti che attualmente frequentano il quinto e il sesto anno della facoltà di Medicina. L'obiettivo sarebbe il riuscire a uniformare il calcolo del voto di laurea a livello nazionale per tutti i dipartimenti, provvedimento quasi conseguenziale all'accorpamento di tutte le graduatorie in un'unica classifica nazionale. 

La riforma del calcolo del voto di laurea in medicina diventerà effettiva già a partire da Luglio 2016 e nello specifico prevede: un voto di base calcolato con media aritmetica (quindi non più media ponderata, sottolineando cosi il sostanziale addio al sistema dei crediti), un punteggio per la prova finale massimo di 7 punti (4 se tesi sperimentale, 2 se tesi compilativa, 3 punti ridistribuiti nei parametri della qualità di esposizione) cui potranno essere sommati ulteriori 7 punti (massimo) per attività quali Erasmus (1 punto per esperienze internazionali, 1 punto per esperienze nazionali, 1 punto per attestazioni di conoscenza di una lingua tramite corso extrauniversitario), progress test (1 punto se attuato per almeno 4 volte in 6 anni), tempistiche di conseguimento della laurea (2 punti) e lodi (1 punto per aver conseguito almeno 4 lodi). Per la lode di laurea sarà necessario aver conseguito almeno un punteggio di 113.

La notizia è stata accolta con entusiasmo dagli studenti dei primi anni, in quanto la proposta va a netto vantaggio per chi può programmare fin da subito esperienze nazionali o all'estero. Non a caso è stata forte la pressione da parte delle associazioni studentesche affinchè il provvedimento fosse reso retroattivo, al fine di ottenere un netto guadagno rispetto agli studenti che si ritrovano già negli ultimi anni e a pochi passi dalla laurea. Non tutte le Università però sembrano mirare ad approvare fin da subito e in modo retroattivo il provvedimento, è il caso del CCS di Torino che, temendo possibili proteste e ricorsi legali al TAR, avrebbe fin da subito anticipato l'intenzione di rendere attivo il nuovo sistema di calcolo soltanto a partire dagli immatricolandi del nuovo anno.

 

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Ricercatrice attacca il ministro Giannini, "Nessun merito del governo sui successi dei cervelli in fuga..."

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C'è la riscossa dei cervelli in fuga, bistrattati in patria, ma apprezzati e pluripremiati all'estero, nell'arringa social della linguista Roberta D'Alessandro contro il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini, "colpevole" di essersi vantata via Facebook dei risultati ottenuti a livello europeo da trenta scienziati italiani (lei compresa) vincitori di finanziamenti. E quelle parole di fuoco, che si chiudono con un perentorio #avaste ("basta" in abruzzese), hanno lanciato la ricercatrice nell'olimpo delle star del Web, acclamata da 30mila like e da oltre 13mila condivisioni. "Sono abituata a post per 20-30 amici - ha spiegato D'Alessandro a La Repubblica - ma l'obiettivo era sottolineare che i fondi europei vinti da quelli come me non sono per la ricerca italiana, ma per la ricerca fatta da italiani. Ed è molto diverso".

Traspare rabbia mista a frustrazione in quel post di Facebook che spopola su Internet e che racchiude la faticosa vita oltreconfine di centinaia di italiani come lei: risponde con un duro "non ci sto" alla gioia del ministro Giannini Roberta D'Alessandro, la linguista originaria di un paesino di mille anime nel cuore dell'Abruzzo, in provincia di Chieti, che ha studiato all'Università de L'Aquila, ma che solo all'estero, prima in Germania, poi in Gran Bretagna e in Canada e oggi in Olanda, ha potuto valorizzare (e monetizzare) quel bagaglio di sacrifici, studi e competenze che qui in Italia è considerato pari a zero.

"In Olanda sono diventata docente ordinario a 33 anni - racconta la ricercatrice, che ha vinto fondi europei per due milioni di euro grazie a un progetto sul contatto linguistico degli emigrati italiani in America nel dopoguerra e le lingue romanze nel Sud e Nord America, - nel frattempo ho fatto vari concorsi per rientrare in Italia e arrivavo quasi sempre seconda. Ricevevo i complimenti della commissione e in molti casi veniva messo a verbale che ero più qualificata di chi vinceva. E perdevo perché la mia attività all'estero non era quantificabile, diventava un demerito".

"Per questo - aggiunge - mi è salita la rabbia quando ho letto la frase orgogliosa del ministro sui ricercatori italiani: l'attività svolta all'estero allora non valeva per farmi vincere e tornare in Italia e adesso vale per appropriarsi dei miei meriti? Mi sono sentita cornuta e mazziata, come si dice in Abruzzo. Sono stata costretta a stare fuori dall'Italia e poi vengo contata come italiana?".

FONTE: Tgcom.it
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09 febbraio, 2016

Facebook, contro la "Safer Internet Day" adolescenti attaccano sui social i malati di diabete con furti di password e post di insulti

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Brutta sorpresa oggi per i circa ottomila iscritti al gruppo facebook "Tutti i diabetici riuniti in rete", uno dei principali gruppi social dedicati a questa grave patologia. All'accesso alla bacheca del gruppo, invece dei soliti messaggi dedicati al diabete, i membri hanno trovato in condivisione ben altri tipi di messaggi, con insulti e minacce ai malati e ai loro familiari. La password è stata rubata agli amministratori con l'inganno, mediante un furto d'identità. Autori dell'ignobile furto un gruppo di adolescenti che si fanno chiamare con il termine "ShitStorm", apparentemente già saliti al disonore delle cronache per il furto di altri gruppi facebook famosi, dal blog "giallozafferano" a gruppi di tifo calcistico.

Impossibile comprendere se si tratti di una semplice "bravata" fatta da quattro ragazzini annoiati al fine di protestare contro la "Safer Internet Day" (giornata mondiale dedicata alla lotta al bullismo e alla sicurezza in rete) o se il furto rientri in una strategia per tentare qualche truffa online a chi rimane ancora inconsapevolmente membro. Il fatto che i numerosi post di protesta vengano cancellati fa purtroppo ipotizzare il fine di aggirare, oltre a disturbare, i poveri malati.

I precedenti amministratori, dopo aver inutilmente tentato di recuperare con il dialogo il controllo del loro gruppo e segnalando l'accaduto a facebook (che, al momento dopo 24 ore, non ha ancora restituito i diritti di gestione ai legittimi proprietari), si sono visti costretti a creare loro malgrado una nuova pagina di riferimento e a segnalare i profili dei presunti responsabili alle autorità. Segnalazioni che purtroppo sono sempre vane, sia per l'inerzia con cui Facebook opera in termini di moderazione, sia perchè questi "Troll" quasi sempre operano dietro Proxy Server, "coprendo" cosi le tracce del proprio agire e rendendosi non rintracciabili.

Di seguito il messaggio di benvenuto al nuovo gruppo (LINK), in cui si descrive l'accaduto:

""Ciao! Siamo gli amministratori di Tutti i diabetici uniti in rete. Purtroppo nei giorni scorsi gli hacker di Shitstorm sono riusciti ad entrare nel gruppo e siamo stati estromessi. Siamo riusciti a rientrare, ma non siamo più in grado di garantire la sicurezza di tutti gli iscritti. Per questo motivo ti invitiamo ad abbandonare il vecchio gruppo e a continuare il nostro viaggio insieme in questo nuovissimo gruppo chiuso "TIDUIR - Tutti i diabetici uniti in rete". Se conosci qualcuno che ancora non è a conoscenza della situazione, ti prego di avvisarlo e di girargli questo messaggio. Ci scusiamo per il disagio non dipendente dalla nostra volontà. Grazie""

Ricordiamo alcune semplici regole per "difendersi" sui social network da attacchi del genere. E' consigliabile:
-  Avere un solo admin.
-  In caso di più admin, consultarsi personalmente prima di intraprendere qualunque iniziativa.
-  Controllare attentamente tutte le nuove richiesta di iscrizione (da quando è attivo il profilo, quanti amici ha, quali sono gli interessi, se è già amico di altri iscritti)
-  Segnalare gli appartenenti al gruppo ShitStorm a Facebook.
-  Non accettare amicizie sospette.

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04 febbraio, 2016

Messina, rinviati gli esami di Abilitazione alla professione medica per mancanza dei plichi

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Incredibile ciò che è accaduto questa mattina all’ex Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Messina, dove si doveva svolgere l’esame di Stato di Abilitazione all’esercizio della professione di Medico. La prova si è svolta correttamente in tutta Italia, tranne che ha Messina, poiché il Cineca, il maggior centro di calcolo d’Italia e consorzio che si occupa della predisposizione delle prove a livello nazionale, ha inviato all’Ateneo peloritano 125 plichi, mentre gli studenti iscritti alla prova erano 155. Alle ore 8,30 di oggi, dunque, nel momento in cui sono stati consegnati i plichi inviati dallo stesso CINECA, ci si è accorti dell’assenza di ben 30 buste.

Il responsabile della Direzione Amministrativa Servizi Didattici, Ricerca e Alta Formazione, Carmelo Trommino, ha immediatamente allertato il MIUR che, verificato l’errore del CINECA e predisposti i necessari atti, ha rinviato le prove a data da destinarsi.

Non tarda ad arrivare la reazione del Rettore dell’Università degli Studi di Messina Pietro Navarra: “Ritengo innanzitutto doveroso – afferma Navarra – scusarmi con i candidati per quanto accaduto. Il mancato invio di alcune buste contenenti i compiti e la relativa documentazione d’esame, tuttavia, è da attribuire esclusivamente a un errore del CINECA e per questo l’Università si riserva di avviare un’azione risarcitoria. Tra l’altro, almeno in via informale, i funzionari del CINECA hanno già riconosciuto l’errore, imputandolo a un difetto di trascrizione del numero di candidati da noi comunicato nei mesi scorsi.

L’amministrazione ha seguito costantemente l’evolversi di quanto stava accadendo, cercando di alleviare il più possibile il disagio dei candidati e per questo non posso che ringraziare tutto il personale tecnico amministrativo ed i docenti coinvolti nella procedura. Nel contempo, già stamattina abbiamo sollecitato il MIUR a individuare nel più breve tempo possibile la data del nuovo esame, affinché i candidati dell’Università degli Studi di Messina non vengano ulteriormente penalizzati rispetto ai loro colleghi”.

Il Cineca era finito già nella bufera nell’ottobre 2014, quando gestendo le prove nazionali di accesso alla Scuola di specializzazione in Medicina, divise in tre macrosettori, aveva somministrato le domande preparate per il settore Area Medica ai candidati del settore Servizi clinici, e viceversa. L’errore avea comportato la necessità di ripetere gli esami per 8.319 dei 12.168 candidati totali e aveva spinto il presidente del Cineca, Emilio Ferrari, e il suo direttore, Marco Lanzarini, a rassegnare le dimissioni dagli incarichi.

FONTE: MessinaOra.it
AUTORE: Simone Intelisano
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